Asincronie paziente-ventilatore, una revisione narrativa

In questo post ripropongo un articolo già pubblicato su Nurse24, con lo scopo di presentare al pubblico di Triggerlab un problema ricorrente e delicato nell’interazione tra paziente e ventilatore. Il lavoro che segue è una nostra revisione narrativa che presenta in modo sintetico lo stato dell’arte in tema di asincronie. Quest’anno si darà più spazio a questo argomento e cercheremo di spiegare tutte le asincronie più ricorrenti, come già fatto in passato con l’autociclaggio.

La ventilazione meccanica negli ultimi decenni ha mostrato un notevole sviluppo. I ventilatori moderni sono in grado di offrire un’ampia gamma di ventilazioni e di fornire a infermieri e medici importanti strumenti per il monitoraggio del trattamento ventilatorio al fine di controllarne l’efficacia e di rilevarne le problematiche. La ventilazione meccanica è un importante trattamento di supporto vitale ma al tempo stesso può generare diverse e gravi complicanze come il danno polmonare (V.I.L.I.), la polmonite (V.A.P.), l’atrofia diaframmatica (V.I.D.D.)1. I clinici, analizzando nello specifico quest’ultima problematica, cercano di scongiurarla utilizzando ventilazioni parzialmente assisitite/supportate piuttosto che totalmente controllate2. Questa strategia ha lo scopo di evitare l’atrofia diaframmatica attraverso il mantenimento dell’attività contrattile dei muscoli respiratori3, ma richiede un’armoniosa sincronizzazione dell’interazione tra il paziente ed il ventilatore. Durante la ventilazione artificiale l’interazione tra paziente e macchina è caratterizzata da un delicato equilibrio, che spesso è alterato da molteplici fattori capaci di favorire complicanze o di generare un’asincronia (in altre parole, una scorretta interazione paziente-ventilatore). In letteratura le asincronie sono descritte e suddivise generalmente in base alla fase del ciclo respiratorio in cui avvengono e si articolano in: asincronie di trigger (sforzo inefficace, doppio trigger, autociclaggio), asincronia di flusso, asincronie di fine inspirazione (ciclaggio ritardato, ciclaggio prematuro) e asincronia di fine espirazione4. Molti autori affermano che le asincronie si associano a una maggior durata della ventilazione meccanica5, minore probabilità di successo del weaning6, ipossiemia7, aumento del carico di lavoro dei muscoli respiratori8, compromissione cardiovascolare9, discomfort10, disfunzione diaframmatica11-12, disordine del sonno13 motivi per cui la loro risoluzione è da considerarsi di grande importanza14. La correzione precoce delle asincronie è quindi una priorità clinica14. Per la prima volta, nel 2015, degli autori hanno trovato una significante correlazione tra frequenza di asincronie e mortalità. Nello studio di Blanch et al. 15 sono stati investigati l’impatto delle asincronie sull’outcome dei pazienti. Tra i 50 pazienti arruolati allo studio, sei avevano un Asynchrony Index (A.I.)* superiore al 10%. Questi pazienti avevano outcome simili in termini di estubazioni fallite e tracheostomie con una maggiore durata di ventilazione meccanica (16 vs 6 giorni, p= 0.061). C’era inoltre una significante relazione tra incidenza di asincronie e mortalità in terapia intensiva e ospedaliera. Rimane ad oggi da stabilire se le asincronie siano esse stesse responsabili dell’aumento della mortalità o siano semplicemente un biomarker di gravità della malattia16. Di fronte a crescenti evidenze che mostrano l’impatto negativo delle asincronie verso gli obiettivi clinici è lecito chiedersi, per iniziare ad affrontare il problema, quanto siano frequenti. Chao et al.6 rilevarono che, tra 200 pazienti dipendenti dal ventilatore in un centro di svezzamento, gli sforzi inefficaci erano presenti nel 10% degli arruolati allo studio. Mellot et al.17 scoprirono che il 24% di 43758 respiri erano asincronie, con prevalenza di sforzi inefficaci. Thille et al.18 su un campione di 62 pazienti ricoverati in terapia intensiva, rilevarono che il 24% di essi presentavano un alto indice di asincronie, superiore al 10%.

Si può definire da questa analisi della letteratura internazionale che la presenza di asincronie sia un evento piuttosto frequente oltre che potenzialmente deleterio nel paziente ventilato.

Quali sono gli strumenti utili a identificarle?

Molti studi hanno utilizzato nell’identificazione delle asincronie il catetere esofageo. Il catetere in polietilene è avvolto nella porzione distale da una cuffia in silicone della lunghezza di 5-10 cm ed una volta cuffiato con aria consente:

  • l’acquisizione di valori di pressione da utilizzare come surrogato della pressione pleurica, fornendo dati molto utili nelle misure di meccanica respiratoria e nella valutazione dello stress polmonare;
  • il monitoraggio grafico della traccia della pressione esofagea che permette un’osservazione diretta dello sforzo inspiratorio del paziente, permettendo un’accurata interpretazione dell’interazione e della sincronia tra paziente e ventilatore. L’utilizzo di questo device ha permesso l’identificazione di una nuova asincronia denominata reverse triggering, scoperta nel 201319.

Un altro sistema, estremamente efficace e validato in molti studi, è l’utilizzo del sondino che caratterizza il funzionamento della ventilazione N.A.V.A. (Neurally Adjusted Ventilatory Assist). Questa tecnica utilizza un SNG chiamato catetere EAdi (Electrical Activity of the diaphragm), posizionato in esofago e dotato di una matrice di elettrodi bipolari che si collocano a cavallo del diaframma, consentendo di rilevare i µV della depolarizzazione diaframmatica. Il device esegue una misura diretta del drive respiratorio e risulta essere molto accurato nel rilevare l’inizio e la durata dell’inspirazione ed espirazione neurale.

In questi ultimi anni sono stati sviluppati software dedicati alla rilevazione delle asincronie in tempo reale. Ad oggi vi sono pochi studi che utilizzano questa tecnologia che è basata da una parte sull’equazione di moto dell’apparato respiratorio e dall’altra utilizzando valori stimati di elastanza e resistenza20. Sinderby et al.21 hanno sviluppato un sistema di rilevazione automatica delle asincronie incrociando le curve di pressione e la traccia derivante dal catetere EAdi. La differenza tra le due tracce è stata quantificata e indicizzata prendendo il nome di NeuroSync Index mostrando un’ottima correlazione quando comparata alla rilevazione manuale. Blanch et al.22 attraverso un software hanno sviluppato un algoritmo in grado di identificare gli sforzi inefficaci e questo sistema è risultato valido quando comparato alla rilevazione di esperti.

I ventilatori moderni presentano di serie il monitoraggio grafico della ventilazione. Da più di vent’anni tale tecnologia è presente al letto del malato e si è dimostrata molto utile nell’identificazione delle asincronie. L’analisi in tempo reale delle curve di pressione e flusso è in grado di spiegare la complessa interazione paziente-ventilatore, ma presenta delle limitazioni:

  • correlate all’abilità, anche di medici esperti, che può essere scarsa e non permette una semplice, affidabile e fine rilevazione delle asincronie23;
  • le asincronie possono verificarsi in qualsiasi momento e non è possibile rilevarle in modo continuo16;
  • alcune asincronie sono difficilmente rilevabili solo attraverso il monitoraggio grafico16.

Nel confronto tra i diversi sistemi di monitoraggio dell’interazione paziente-ventilatore è attuale nella realtà di tutti i giorni che il monitoraggio grafico sia il più utilizzato al letto del paziente, per diversi motivi. Il catetere EAdi ed il catetere esofageo non sono posizionati di routine nei pazienti ricoverati in terapia intensiva e su di essi grava senza dubbio il costo dei presidi. A questo, si aggiunge in merito al catetere EAdi, la necessità di disporre di uno specifico ventilatore che supporti tale tecnologia che è brevettata ed esclusiva. Per quanto concerne i software in grado di rilevare le asincronie, essi costituiscono probabilmente lo scenario futuro di sviluppo, con la necessità poi di capirne i costi oltre che validarne gli effettivi benefici su larga scala. Ad oggi il monitoraggio grafico, seppur con qualche limitazione di natura tecnica, è lo strumento di riferimento più utilizzato non solo nelle terapie intensive, ma anche a domicilio. L’analisi delle curve di ventilazione è una tecnologia poco sfruttata, sottoutilizzo dovuto alla complessità d’interpretazione, limitate risorse e limitata formazione anche degli infermieri24. La materia è senza dubbio ostica ma i vantaggi in termini di riconoscimento e trattamento precoce presentano una ricaduta positiva sui pazienti. La nostra personale esperienza ci ha mostrato come un’adeguata preparazione abbia creato i presupposti fondamentali nello sviluppo di una competenza. Nello specifico si è dimostrato che l’infermiere adeguatamente formato è in grado di analizzare il monitoraggio grafico e riconoscere le asincronie25. Il continuo miglioramento e aggiornamento della nostra professione potrebbe porre realmente, tra gli obiettivi futuri, la padronanza infermieristica di questo importante strumento.

*Il termine Asynchrony Index indica il rapporto tra il numero di asincronie verificatesi diviso il totale della frequenza respiratoria. Si ritiene questo valore elevato quando il rapporto supera il 10%.

Un caro saluto a tutti, Cristian Fusi

Bibliografia

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  20. Younes M, Brochard L, Grasso S, et al. A method for monitoring and improving patient-ventilator interaction. Intensive Care Med 2007; 33:1337-1346.
  21. Sinderby C, Liu S, Colombo D, et al. An automated and standardized neural index to quantify patient-ventilator interaction. Crit Care 2013;17: R239.
  22. Blanch L, Sales B, Montanya J, et al. Validation of the Better Care system to detect ineffective efforts during expiration in mechanically ventilated patients: a pilot study. Intensive Care Med 2012; 38:772-780.
  23. Colombo D, Cammarota G, Alemani M, et al. Efficacy of ventilator waveforms observation in detecting patient-ventilator asynchrony. Crit Care Med 2011; 39:2452-2457.
  24. Mellot KG et al. Patient-ventilator dyssynchrony: clinical significance and implications for practice. Crit Care Nurse 2009. December; 29: 41-55.
  25. Fusi C, Bulleri E, Ricci R. Le conoscenze degli infermieri nella valutazione delle asincronie respiratorie. Scenario 2014;31 (4).
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2 pensieri su “Asincronie paziente-ventilatore, una revisione narrativa

    • Ciao Luciano, grazie per il commento. Il modo migliore, suggerito dalla letteratura, per valutare la presenza di sforzi inefficaci è osservare la curva flusso-tempo. Su di essa un ineffective effort presenta la classica concavità verso il basso. Non si scarta a priori la valutazione della curva pressione-tempo, ma su di essa non è sempre visibile la deflessione negativa in corrispondenza dell’asincronia. Mi chiedi cosa fare poi? Il primo passo è senz’altro controllare il trigger: massima sensibilità purchè non generi un’altra asincronia, cioè l’autociclaggio. Se a questa prima mossa rileviamo ancora sforzi inefficaci, le cause sono diverse come:
      – ridotta attivazione dei muscoli respiratori. I pazienti con patologie neuromuscolari sono caratterizzati da debolezza dei muscoli respiratori, in genere secondaria a miopatia, miosite, tetraplegia o altre cause, sia infettive, metaboliche o traumatiche; 
      – gli sforzi inefficaci sembrano essere più frequenti in pazienti con alti livelli di assistenza ventilatoria;
      – un minore sforzo muscolare e quindi un minore flusso inspiratorio generato dai pazienti maggiormente sedati sembra possa aumentare l’incidenza di ineffective efforts;
      – la sedazione profonda con propofol può promuovere l’instaurarsi di sforzi inefficaci durante ventilazione in Pressure Support.
      – presenza di PEEP intrinseca, un fattore in grado di generare sforzi inefficaci.
      Risolvere il problema non è sempre semplice ed alle volte proprio non è risolvibile. L’aspetto primario è essere in grado di rilevare l’asincronia, poi capire quanto è frequente e la soluzione dovrà necessariamente coinvolgere il medico. A proposito di frequenza ti consiglio un articolo che introduce una nuova terminologia definita “clusters”, ovvero “raggruppamenti” (Vaporidi K, Babalis D, Chytas A, Lilitsis E, Kondili E, Amargianitakis V, et al. Clusters of ineffective efforts during mechanical ventilation: impact on outcome. Intensive Care Med. 2017 Feb; 43(2):184-91), con conclusioni molto interessanti in termini di outcome. Se vuoi Luciano dai una sbirciatina anche all’ultimo post che ho dedicato sullo sforzo inefficace. Ciao!

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