Riflessioni “emotive” in tempo di pandemia

A cura di Fabio Bellusciola e Cristian Fusi

Tempi moderni - Wikipedia

EMPATIA!  La definizione che trovo più affine al mio mondo lavorativo è: “mettersi nei panni dell’altro per quanto riguarda pensieri ed emozioni.”1 Si è esposti spesso, specialmente oggi in tempo di pandemia, ad un eccessivo coinvolgimento emotivo nella gestione di molti aspetti della nostra professione, difficile da controllare ed elaborare. Il rischio di trovarsi a dover gestire carichi di sentimenti complessi da canalizzare in modo costruttivo, risulta sempre più frequente. In uno studio multicentrico europeo (RN4Cast2), con la partecipazione di 23159 infermieri appartenenti a 2025 unità chirurgiche e mediche di 385 ospedali, il 9% degli infermieri intendeva lasciare la propria professione. 

Sette fattori erano associati: rapporto infermiere-medico (OR 0,86; 95% CI 0,79-0,93), leadership (OR 0,78; 95% CI 0,70-0,86), partecipazione alle questioni ospedaliere (0,68; 95% CI 0,61-0,76), età avanzata (OR 1,13; 95% CI 1,07-1,20), sesso femminile (OR 0,67; 95% CI 0,55-0,80), lavoro a tempo pieno (OR 0,76; 95% CI 0,66-0,86) e burnout (OR 2,02; IC 95% 1,91-2,14). Nello specifico il burnout è costantemente associato all’intenzione degli infermieri di lasciare la professione. Risultati analoghi sono riportati in studi condotti nelle realtà anglosassoni e asiatiche. La sindrome del burnout è stata definita come una risposta prolungata a fattori di stress emotivi e interpersonali cronici sul lavoro3. È associata a diverse conseguenze come l’assenteismo4, problemi psicosomatici, prestazioni inferiori dei dipendenti5, maggiore depressione e consumo di droghe6.

Proprio ora mi chiedo quanto sia importante fermarci a riflettere su quegli aspetti che sono più complessi perché meno tangibili, ancor di più nella frenesia dell’emergenza. In questo modo, forse non trascureremmo quei principi fondamentali in campo sanitario divenuto sempre più complesso. Mi piace ancora pensare che il “prendersi cura” sia aspetto globale, responsabilizzante, professionalizzante e personalizzato all’assistito, un po’ come indica il pensiero della Manthey7 nella teoria organizzativa del Primary Nursing. Ma, affinché questo possa o potrà funzionare, forse dovremmo allargare il nostro orizzonte comunicativo-attitudinale “empatico” anche al di fuori della stanza di degenza.

Per ottenere migliori risultati ed un buon raggiungimento degli obiettivi di cura si potrebbe riconsiderare l’intelligenza emotiva, così definita da Goleman D8. Mi domando se questa possa essere una chiave per la “felicità lavorativa” utile, così come dimostrato, per migliorare la qualità, la produttività e la qualità della produttività stessa anche in ambito sanitario.

Goleman D, nel libro “Intelligenza Emotiva”, fa emergere il sentimento delle nostre emozioni private rapportato agli stati emotivi osservati nelle altre persone. Riferisce che una persona dotata di intelligenza emotiva riesce nell’intento di:

  • intuire la condizione interiore dell’interlocutore;
  • comunicare efficacemente;
  • cooperare e ascoltare;
  • assumere il punto di vista degli altri;
  • predisporsi a risolvere i conflitti.

L’intelligenza emotiva (IE) si associa, quindi, alla capacità di resistere agli stimoli immediati e al mantenimento di un livello di motivazione costante. L’equilibrio emotivo migliora la fiducia in sé stessi, facilita la gestione dell’ansia e la resistenza allo stress8.

Si riporta la tabella (1) della “struttura della competenza emotiva” che l’autore espone in “Lavorare con intelligenza emotiva”9 perché riassume quei punti cardine da analizzare e su cui poter lavorare. Mi sono permesso di modificare un paio di parole a favore dell’aspetto sanitario.

               COMPETENZA PERSONALE                               COMPETENZA SOCIALE

Consapevolezza di séComporta la conoscenza dei propri stati interiori (preferenze, risorse e intuizioni)   Consapevolezza emotiva (riconoscimento delle emozioni e degli effetti) Autovalutazione accurata (conoscenza dei propri punti forza e limiti) Fiducia in sé stessi (sicurezza nel proprio valore e nelle proprie capacità)EmpatiaConsapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui   Comprensione degli altri (percezione dei sentimenti e delle prospettive altrui; interesse attivo per le preoccupazioni degli altri) Assistenza (anticipazione, riconoscimento e soddisfazione delle esigenze dell’assistito e dei colleghi) Promozione dello sviluppo altrui (percezione delle esigenze di sviluppo degli altri e capacità di mettere in risalto e potenziare le loro abilità) Sfruttamento della diversità (saper coltivare le opportunità offerte da persone di diverso tipo) Consapevolezza politica (saper leggere e interpretare le correnti emotive e i rapporti di potere in un gruppo)  
Padronanza di séCapacità di dominare i propri stati interiori, i propri impulsi e le proprie risorse   Autocontrollo (dominio delle emozioni e impulsi distruttivi)   Fiducia (mantenimento di standard di onestà e integrità)   Coscienziosità (assunzione delle responsabilità per quanto ottiene alla propria prestazione)   Adattabilità (flessibilità nel gestire il cambiamento)   Innovazione (capacità di sentirsi a proprio agio e di avere un atteggiamento aperto di fronte a idee, approcci e informazioni nuovi)Abilità socialiAbilità nell’indurre risposte desiderabili negli altri Influenza (impiego di tattiche di persuasione efficienti) Comunicazione (invio di messaggi chiari e convincenti) Leadership (capacità di guidare e ispirare gruppi e persone) Catalisi del cambiamento (capacità di iniziare o dirigere il cambiamento) Gestione del conflitto (capacità di negoziare e risolvere situazioni di disaccordo) Costruzione di legami (capacità di favorire e alimentare relazioni utili) Collaborazione e cooperazione (capacità di lavorare con altri verso obiettivi comuni) Lavoro in team (capacità di creare una sinergia di gruppo nel perseguire obiettivi comuni)
MotivazioneComporta tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento degli obiettivi Spinta alla realizzazione (impulso a migliorare o a soddisfare uno standard di eccellenza) Impegno (adeguamento agli obiettivi del gruppo e dell’organizzazione) Iniziativa (prontezza nel cogliere le occasioni) Ottimismo (costanza nel perseguire gli obiettivi nonostante ostacoli e insuccessi)  
Tabella 1

L’intelligenza emotiva calcolato in EQ (Emotional Quotient) è la capacità di riconoscere, comprendere e accettare le proprie emozioni. È una competenza base per una comunicazione efficace e nella professione infermieristica improntata sulla relazione di aiuto, lo è in misura ancora maggiore. Ciò implica che, attraverso tale capacità, la persona diventa abile a prendere decisioni, risolvere problemi e riuscire a comunicare con gli altri10-11. Ci sono diversi modelli teorici correlati all’IE. Tra gli esponenti maggiormente volti all’analisi di questo immenso argomento spiccano Mayer e Salovey. I due psicologi riconoscono nell’IE abilità cognitive di elaborazione di informazioni di tipo emotivo-affettivo, riguardanti sia la sfera personale che interpersonale. Tali capacità vengono suddivise in quattro ambiti principali ordinati in:

  1. percezione delle emozioni (percepire accuratamente, valutare ed esprimere le emozioni);
  2. ragionare con le emozioni (generare e/o utilizzare le emozioni per facilitare il pensiero);
  3. comprendere le emozioni (comprendere le emozioni, le loro relazioni causali, le loro trasformazioni e le combinazioni di stati emotivi);
  4. gestire le emozioni (regolare e gestire le emozioni per promuovere la crescita emotiva ed intellettiva) (Mayer e Salovey, 1997)9.

Attraverso l’intelligenza emotiva è possibile superare la contrapposizione tra logica ed emotività, giungendo ad una fusione delle due per un futuro sempre più consapevolmente emotivo.

Reputo tutto questo il frutto di un periodo storico che non può più basarsi solo ed esclusivamente sui tecnicismi, ma che vuole sempre più discostarsi dagli stress provocati dalla frenesia della routine e del lavoro. Premetto che le abilità tecniche, la pratica e l’efficacia nei tempismi hanno aiutato in molte occasioni, specialmente in urgenza, a portare a casa più risultati possibili (stato di necessità). Ma questa riflessione vuole riferirsi ai ritmi cosiddetti “normali” in cui, a mio avviso, deve esserci la coesistenza delle due attitudini. La letteratura scientifica considera come valore importante l’intelligenza emotiva negli infermieri13, fattore in grado di apportare miglioramenti anche verso la propria salute fisica e psicologica, soddisfazione sul lavoro, qualità della relazione infermiere-assistito, maggiore lavoro di squadra e migliori relazioni interprofessionali14. Questa capacità di gestire e interpretare le proprie emozioni e quelle degli altri aiuta gli infermieri a combattere lo stress, contribuendo positivamente sia alla propria salute che a quella dell’assistito15. Alcuni studi hanno misurato l’intelligenza emotiva nella pratica clinica trovando relazioni positive tra IE e prestazioni, maggiore impegno per l’organizzazione, riduzione del burnout, miglioramento delle prestazioni e fedeltà al lavoro16.

Goleman riporta nei suoi testi sue esperienze di persone dotate di elevata IE che hanno raggiunto con maggiore successo vertici e soddisfazioni lavorative, rispetto a persone con un quoziente intellettivo (QI) elevato ma un IE ridotta. Vi sono diversi studi qualitativi che confermano quanto esposto da Goleman. Chi ha un QE elevato riesce a prendere decisioni migliori, risolvere i problemi/conflitti, mantenere chiarezza mentale sotto pressione, ad avere maggiore empatia, ad ascoltare, riflettere e rispondere a critiche costruttive.

Al contrario, chi ha un QE ridotto, solitamente, tende ad interpretare il ruolo della vittima e/o non si assume mai la responsabilità personale degli errori, presenta stili di comunicazione passivi o aggressivi, rifiuta di lavorare in gruppo e risulta eccessivamente critico nei confronti degli altri e/o chiuso alle opinioni dell’altro.

In sintesi, si potrebbe affermare che l’intelligenza emotiva rappresenta un equilibrio dinamico fra ragione e sentimento, testa e cuore, tecnica ed emozione12.

Quando i problemi da risolvere sono intensi o duraturi (o entrambe le cose), come generalmente accade in area critica o più in generale in questo lungo periodo pandemico, diviene indispensabile un “recupero disciplinato”, in cui in modo ponderato si provano a gestire le priorità. Una strategia riportata è, ad esempio, ricavare alcune pause per sostenersi e accumulare riserve di energia, attingendo a tutte e quattro le nostre facoltà (fisica, emotiva, mentale e spirituale). Bisognerebbe plasmare lo stress in eu-stress (stress positivo) anziché in di-stress (stress negativo) 14. Circa 2 su 3 delle capacità ritenute necessarie per una prestazione efficace sono di natura emotiva17. Di seguito si propone una “piramide di parole” che sintetizza e riassume i pensieri espressi.

Non Technical Skills

Persone “emotivamente intelligenti”

in eventi di criticità, disagio, conflittualità

   Capacità di trasformazione              

    i circoli viziosi     VS      percorsi virtuosi

      scontri distruttivi         VS        confronti costruttivi,

  Capacità di miglioramento

   Qualità di vita individuale e benessere nei contesti lavorativi

Lo sviluppo di una migliore capacità di ragionare con le proprie e le altrui emozioni implica che il lavoro di squadra e la comunicazione possano fluire in modo da alleviare lo stress lavorativo. Potrebbe rivelarsi una possibile strategia di prevenzione, affinché il “superlavoro” non diventi negativo, bensì risorsa. In questa ottica potremmo riuscire a mettere in campo tutte le risorse in modo ottimale, mantenendo distante l’evento avverso non desiderato, il burnout.

Sebbene l’intelligenza emotiva sia generalmente considerata efficace, Goleman spiega alcuni possibili equivoci interpretativi. Non significa “essere gentili” a priori, ma porre l’interlocutore davanti alla verità a volte scomoda. Inoltre, evidenzia come essere dotati di IE non significhi dare “briglia sciolta” ai sentimenti, ma piuttosto controllarli al fine di esprimerli in modo appropriato ed efficace.

I dati emersi da un recente studio spagnolo durante pandemia da COVID-19 indicano un effetto protettivo dell’intelligenza emotiva contro gli effetti negativi dei rischi psicosociali come burnout e disturbi psicosomatici e un effetto favorevole sulla soddisfazione sul lavoro18. Nelle conclusioni di un lavoro qualitativo israeliano forse è condensato il mio pensiero. Vi sono prove sui valori contrastanti degli infermieri durante la cura dei pazienti durante il COVID-19. Pur sperimentando un rischio personale significativo e un carico emotivo, gli infermieri hanno mostrato una forte dedizione a continuare a prendersi cura di persone malate, non si sono pentiti di lavorare nella professione infermieristica, ma hanno cercato un supporto per i loro bisogni e preoccupazioni etiche.19

A conclusione condivido i pensieri di due colleghi in riferimento alla prima devastante ondata Covid-19 e che ritengo ancora purtroppo attuali.

“1 giugno 2020, il ritorno alla normalità”

Fin dall’inizio ho collegato questa esperienza COVID ad uno tsunami, anche se fortunatamente non ne ho mai vissuto l’esperienza. Questa parola significa “ONDA NEL PORTO”. La causa che lo genera non è sempre nota, la sua forza si propaga da un epicentro per diffondersi con violenza, come la pandemia. Nell’aria si percepiva che stava arrivando qualcosa di mai visto: l’allarme lanciato ci ha permesso di trasferire i nostri pazienti e di prepararci al peggio, nello stesso tempo in cui l’acqua ritira prima dell’impatto.

FRENESIA e PAURA dell’ignoto è quello che ricordo di aver provato: non c’erano libri e protocolli da consultare per prepararci emotivamente e professionalmente. Abbiamo dovuto contare su INTUITO, TENACIA ed ADATTAMENTO.

L’ondata è arrivata con una violenza distruttiva nel corpo e nell’anima. Come alberi tropicali ci siamo piegati alla forza violenta dell’acqua. Ma non ci siamo mai spezzati: abbiamo assistito i nostri pazienti nel miglior modo possibile e siamo stati bravi. Ora è calato di nuovo il SILENZIO ed occorre ricostruire la normalità. Sembra che i mesi vissuti nel CAOS appartengono già al passato e non siano realmente avvenuti, eppure hanno lasciato in tutti noi un segno indelebile che ci marchierà per il resto della nostra vita.

Grazie per il supporto che mi avete dato in questi mesi: so per certo che solo con voi potrò sentirmi veramente compresa ricordando il vissuto di questa esperienza.

                                                                                                                              Alessandra Bigliardi

Ho fatto due considerazioni in questo periodo COVID che voglio condividere con voi. Abbiamo avuto carichi di lavoro elevati; ci siamo confrontati con colleghi di diversa provenienza, esperienza ed area di competenza…abbiamo collaborato e ci siamo tesi la mano l’un l’altro crescendo tutti insieme. Innanzi a difficoltà psichiche, tecniche e organizzative si è costruito un fronte comune, mostrando attitudine al cambiamento, inclusione e vera intelligenza emotiva. Abbiamo sospeso i giudizi e soprattutto i pregiudizi. Abbiamo deciso di metterci in gioco sempre con l’obiettivo paziente, passando per confronti umili, utili all’obiettivo clinico. Ci siamo fidati l’uno dell’altro, abbiamo azzerato i retropensieri, ci siamo stancati per la stanchezza e non per altro. Siamo stati l’unica vera famiglia per gli assistiti, ognuno di noi ha avuto un ruolo fondamentale all’interno di un gruppo di lavoro complesso e variegato. Siamo stati educatori e protagonisti di formazione così come formandi ed educandi al tempo stesso. Abbiamo imparato a ventilare i pazienti nell’ottica di protezione polmonare piuttosto che nella ricerca di una bella emogasanalisi. Abbiamo avuto pazienza, anche quando tutto sembrava volgere verso il peggio. Abbiamo spinto con mobilizzazioni precoci e trasferimenti nell’ottica di migliorare e/o diminuire le complicanze neurologiche e muscolari. Abbiamo imparato a pronare, ventilare e mobilizzare.

Il mio pensiero è un semplice ringraziamento a tutti voi indistintamente, nella speranza che questa esperienza ci aiuti a proseguire nell’ottica del miglioramento della squadra. A nulla valgono i fenomeni, con quelli vinci le singole battaglie, ma non la guerra. Spero che vengano abbattuti i campanilismi, le piccole trincee che anche indirettamente ereggiamo, ma che nel nostro piccolo continuiamo a lavorare per il vero bene comune. Riusciremo, ne sono sicuro, ad accettarci e a prenderci cura della difficoltà dell’altro, sostenendolo e aiutandolo nel rispetto della sua unicità.

                                                                                                                                        Cristian Fusi

Bibliografia

  1. “State of mind”available on https://www.stateofmind.it/
  2. Heinen MM, Achterberg TV, Schwendimann R et al. Nurses’ intention to leave their profession: a cross sectional observational study in 10 European countries. Int J Nurs Stud. 2013 Feb;50(2):174-84
  3. Maslach C., Schaufeli WB, Leiter MP Job burnout. Annu. Rev. Psychol. 2001; 52 : 397–422. 
  4. Rabasa B., Figueiredo-Ferraz H., Gil-Monte P.R., Llorca-Pellicer M. The role of guilt in the relationship between teacher’s job burnout syndrome and the inclination toward absenteeism. Revista de Psicodidáctica. 2016;21:103–119
  5. Gil-Monte P.R., La Orden L.G. Manual de Psicosociología Aplicada al Trabajo y a la Prevención de Riesgos Laborales. Universitat Politècnica de València; Valencia, Spain: 2014. Consecuencias de los riesgos psicosociales en el; pp. 369–394
  6. LLorca-Rubio J.L. Evaluación del Estres Laboral y sus Consecuencias en Trabajadores del Sector Sanitario. Una Perspectiva de Género. Universitat de València; València, Spain: 2017
  7. Manthey M, Wessel S. Primary Nursing. Assistenza infermieristica centrata sulla relazione con la persona assistita. Editore CEA (19 novembre 2018)
  8. Goleman D. Intelligenza emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici. Editore BUR (25 maggio 2011)
  9. Goleman D, Lavorare con intelligenza emotiva: Come inventare un nuovo rapporto con il lavoro. Editore BUR (13 maggio 2011)
  10. Brackett MA, Rivers SE, Salovey P. Emotional intelligence: Implications for personal, social, academic, and workplace success. Social and Personality Psychology Compass. 2011;5(1):880103
  11. Availiable on https://www.ahna.it/intelligenza-emotiva-e-sanitari/
  12. Available on https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischio-psicosociale-stress-C-35/l-importanza-dell-intelligenza-emotiva-nella-gestione-dello-stress-AR-15743/
  13. Freshwater D, Stickley T. The heart of the art: Emotional intelligence in nurse education. Nurs. Inq. 2004;11:91–98.
  14. Harrison PA, Fopma-Loy JL. Reflective journal prompts: A vehicle for stimulating emotional competence in nursing. J. Nurs. Educ. 2010;49:644–652
  15. Akerjordet K, Severinsson E. Emotional intelligence: A review of the literature with specific focus on empirical and epistemological perspectives. J. Clin. Nurs. 2007;16:1405–1416
  16. Codier E, Muneno L, Franey K, Matsuurza F. Is emotional intelligence an important concept for nursing practice? J. Psychiatr. Ment. Health Nurs. 2010;17:940–948
  17. Brachi E. L’intelligenza emotiva in ambito sanitario: al cuore della performance. Empowerment delle non technical skills per ben-lavorare, benessere e ben vivere. Available on https://www.medicalive.it/
  18. Soto-Rubio A, Giménez-Espert M, Prado-Gascó V. Effect of Emotional Intelligence and Psychosocial Risks on Burnout, Job Satisfaction, and Nurses’ Health during the COVID-19 Pandemic. Int J Environ Res Public Health. 2020 Nov; 17(21): 7998
  19. Sperling D. Ethical dilemmas, perceived risk, and motivation among nurses during the COVID-19 pandemic. Nurs Ethics. 2021 Feb; 28(1): 9–22

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